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riflessione a cura di don Marcello 19-11-2017

riflessione sul vangelo della settimana

La pagina del Vangelo che la Liturgia ci presenta nella domenica XXXIII del tempo ordinario, penultima dell'anno liturgico, Matt.25,14-30, contiene la "parabola dei talenti". Il fatto che si tratti della più lunga delle parabole evangeliche, molto ben costruita, ci orienta a non fermarci alla prima interpretazione, ovvia e immediata, secondo la quale essa si limita ad essere un forte invito ad usare e a non sprecare le doti naturali (i talenti) che ciascuno di noi possiede, col rischio di non arrivare a percepire la bellezza del messaggio evangelico che invece essa vuole trasmetterci. La lunga storia dell'esegesi mette in evidenza che l'apparente semplicità della parabola solo ad una lettura attenta e a uno studio accurato rivela gradualmente la sua ricca densità.

 

Il fatto che questa parabola sia collocata alla fine del Vangelo, significa che il suo messaggio ne è il punto di arrivo. "Bene, servo buono e fedele: nelle cose piccole sei stato fedele, nelle cose grandi ti farò stare. Entra nella gioia del tuo Signore": in questa frase, al positivo, come nell'altra al negativo: "Servo cattivo e pigro: tu conosci.Gettate questo servo inutile nelle tenebre.", troviamo la visione sintetica del discepolo di Gesù secondo Matteo. Il discepolo di Gesù vive di fede: l'attributo "fedele" è ripetuto quattro volte nel giudizio del padrone. E' sulla loro fedeltà, non sul rendimento che sono giudicati i due servitori e non sono i talenti che contano, ma la loro fede.. La fede ha reso possibile il raddoppiamento del capitale, spingendo "subito" i servi a farsene carico nel momento della separazione causata dall' "assenza" del padrone e nello stesso tempo provocando la loro maturazione personale: mentre è fiducia nell' "Altro", la fede genera pure la fiducia in se stessi. Il discepolo di Gesù è il servo "buono" e "fedele" perché realizza radicalmente se stesso ascoltando la Parola del suo Signore ed incarnandola fedelmente nella concretezza della vita.  La fede è questa relazione di fiducia che lega Dio con l'uomo: quanto più si dilatano gli spazi della fede e tanto più si dilatano gli spazi dell'esistenza dell'uomo, la sua capacità di relazione con gli altri e con il mondo, e tanto più l'uomo diventa capace di vedere e di gustare la bellezza dei doni della vita. Tutto inizia da un atto di fiducia accolto, e tutto diventa un dono che si dilata, quanto più la logica della gratuità si diffonde.                                                                                                          Buona Domenica, d. Marcello 

 

P.S. Questa Domenica , 19 Novembre, dalle ore 16.00   alle ore 18.00, invito  tutti gli amici  e amiche  all'incontro mensile di Spiritualità su  : " Il Vangelo di Marco " .  Alle ore 18.00  è possibile partecipare in chiesa alla celebrazioni dei Vespri  e alle ore 18.00  alla S.Messa. Vi aspetto  con gioia. Grazie. 

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