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riflessione a cura di don Marcello 22-10-2017

riflessione sul vangelo della settimana

Questa Domenica, 22 Ottobre, dalle ore 16.00  alle ore 18.00  ci ritroveremo  in Parrocchia per l’incontro mensile di spiritualità,  meditando il Vangelo di Marco.  Tema dell’incontro : “  Guarire dentro : il perdono di Dio “.   Invito calorosamente  quanti possono partecipare  a venire con decisione e  coinvolgere tutti  gli amici  possibili. Vi aspetto.   

Il Vangelo di questa  Domenica ci presenta Gesù posto di fronte a una domanda, una domanda trappola, u­na domanda malvagia, costruita per amplificare tensioni e divisioni: «È lecito o no pagare le tasse a Roma?». Al nemico, all’invasore. Posta a Ge­sù, che intendeva eliminare il concetto stesso di nemico.  Se avessimo fra le mani quella moneta romana, capiremmo molto di più: il profilo dell’im­peratore non era un semplice o­maggio al cesare di turno, ma indicava la proprietà: egli era il proprietario di quell’oro e chi l’aveva in mano ne era solo un proprietario temporaneo.

 

«Questa moneta appartiene Ce­sare, non dovete far altro che re­stituirla». Ma la profezia di Gesù sorge nella seconda parte della rispo­sta, quando alla questione po­litica e storica, sul rapporto tra uomo e uomo, risponde con­ducendoci in profondità, al rap­porto tra uomo e Dio. L’iscri­zione sulla moneta diceva «al divino Cesare» o «al Dio Cesa­re». Proprio questa sintesi peri­colosa Gesù vuole disinnescare: Cesare non è Dio. «Rendete a Dio quello che è di Dio». Ma che cosa gli appartie­ne? «La terra, l’universo e tutti i viventi» ( salmo 24,1); «io appar­tengo al Signore» ( Isaia 44,5). A Cesare vadano le cose, a Dio le persone. Cesare non ha diritto di vita e di morte sulle persone, non ha il diritto di violare la lo­ro coscienza, non può impa­dronirsi della loro libertà. A Ce­sare non spetta il cuore, la men­te, l’anima. Spettano a Dio solo. Ad ogni potere umano è detto: Non appropriarti dell’uomo. L’uomo è cosa di un Altro. Cosa di Dio. A me dice: Non iscrivere appartenenze nel cuore che non siano a Dio. Libero e ribelle a o­gni tentazione di possesso, ri­peti a Cesare: Io non ti appar­tengo. La risposta di Gesù ha come in­tenzione quella di allargare il problema: non di teorizzare l’autonomia delle realtà mon­dane, o la separazione dei pote­ri, ma quella di prendere le ra­dici stesse del potere e di capo­volgerle al sole e all’aria. Per Ge­sù Dio non è il potere oltre ogni potere, è amore. Non è il padro­ne delle vite, è il servitore dei vi­venti. Non un Cesare più gran­de degli altri cesari, ma un ser­vo sofferente per amore. Tutt’al­tro modo di essere Dio.  Gesù impiega un verbo che non vuol dire solo «date», ma più precisamente «restituite», «ri­date indietro». Perché nulla di ciò che hai è tuo, di nulla sei pro­prietario, se non del cuore. Sei fi­glio di un dono, che viene da pri­ma di te e va oltre te. Tu, talen­to d’oro, dono che porta conia­ta l’immagine di Dio, devi resti­tuire niente di meno di te stes­so, ma soltanto a Lui.                                                                                             

Buona Domenica , d. Marcello

 

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