Pentecoste

VIENI!


Passi il tuo Spirito, Signore, come la brezza primaverile
che fa fiorire la vita e la schiude l’amore;
passi il tuo Spirito come l’uragano che scatena una forza sconosciuta
e solleva le energie addormentate;
passi il tuo Spirito sul nostro sguardo per portarlo verso orizzonti più lontani e più vasti;
passi nel nostro cuore per farlo bruciare di un ardore avido d’irradiare;
passi il tuo Spirito nei nostri volti rattristati per farvi riaffiorare il sorriso.
Passi il tuo Spirito, Signore, sulle nostre mani stanche per rianimarle e rimetterle gioiosamente all’opera; passi il tuo Spirito fin dall’aurora per portare con sé tutta la giornata in uno slancio generoso;
passi all’avvicinarsi della notte per conservarci nella tua luce e nel tuo fervore.
Passi il tuo Spirito su di noi, per farvi abbondare pensieri fecondi che rasserenano.
Passi e rimanga in tutta la nostra vita.
Amen.


(Giovanni Vannucci)

 

Abbiamo dimenticato l’ultima cartolina. Era in fondo al cassetto.
L’incontro. Due persone. Strade parallele
Distanza e vicinanza.
L’incontro ha i suoi verbi: esitare, sfiorare, toccare, abbracciare.
Fermarsi e allontanarsi di nuovo.
C’è stata una distanza che ha aiutato a guardare meglio;
c’è una vicinanza che aiuta a guardare meglio gli occhi dell’altro, dell’altra. Abbiamo imparato a comunicare a distanza, interagiamo in “tempo reale” con la rete, ma l’altro ci appare come fosse estraneo. Non è forse vero che la distanza che ci separa dallo straniero, dall’altro è quella stessa che ci separa da noi?
A Pentecoste c’è qualcosa che crolla e qualcos’altro che è portato dal vento.
Parte da lontano e arriva a te, inaspettatamente.
Soffia e scompiglia, agita e solleva. Entra.
A Pentecoste c’è l’incontro con il vento di Dio: un Vento santo. Vento leggero.
Vento riempitivo: “del tuo Spirito, Signore, è piena la terra” dice il salmo. E non ce ne accorgiamo.
Basterebbe chiudere gli occhi o spalancarli bene.
Lo Spirito è come un aperitivo. Nato per aprire l’appetito, non sazia ma prepara lo stomaco per il cibo che ci alimenterà.
Nella vita ci sono persone, eventi che ci hanno aperto l’appetito sul nostro futuro, ci hanno aiutato ad ascoltare il nostro desiderio più vero, a volte nascosto a noi stessi. E siamo partiti, timorosi e incerti, ma siamo partiti. Forti di una parola. Come quella del vangelo: “Pace a voi” dice Gesù. E chi scrive, aggiunge: “detto questo soffiò”.
Tutto avviene mentre egli entra di sera nella stanza in cui i suoi amici si sono rinchiusi. Avviene oggi nelle ‘sere’ che inghiottono le nostre esistenze. Fatte di tristezza, spaesamento, paura, incertezza, rimorso, fallimento. Entra per portare il soffio di un altro modo di essere uomini e donne.
Lo Spirito di Gesù ci libera dalla fatica di dimostrare a tutti che siamo persone a posto, che siamo
giusti; dalla fatica di dimostrare che, se abbiamo sbagliato, non l’abbiamo fatto in cattiva fede.
Lo Spirito di Gesù, che non è un post it, entra per portare un ulteriore regalo: il perdono: “a coloro
a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. Perdonare significa ‘lasciare andare’. Lasciare andare
ciò che ci ha bloccato, fatto del male. Significa ‘non trattenere’, perché il non lasciare andare porta
morte dentro di noi, spegne la luce in noi. Perdonare è un atto divino ed è stato passato a noi.
Ha la forma di un arcobaleno; è doppio per non dimenticarcene.
“Perdonare è liberare un prigioniero e accorgerti che quel prigioniero eri tu” (L. Smedes).
Perdonare è poter dire con Nek “non è facile” e “ripartiamo da qui”.


Buona festa!

 

 

 

Cerca