Celebrare la Messa in casa

Buongiorno a tutti,

ci sono ancora persone e nuclei familiari che non hanno ancora celebrato l'eucarestia domenicale con la comunità perché in attesa che la situazione migliori. Ci sembra un segno di attenzione consegnare questo materiale utile e ben fatto per la preghiera personale o familiare ".

Girate pure questo materiale alle persone a cui ritenete possa far piacere ricevere questo sussidio (SACRICA).

A presto e grazie a tutti.

Don Giovanni e la Presidenza del Consiglio Pastorale.

 

 

SPECIALE CENTRO ESTIVO 2- 5 anni 2020

Grande novità alla scuola dell' Infanzia Bettin,

da lunedì 15 giugno a venerdì 31 luglio 2020 potrai lasciare i tuoi bambini in tutta sicurezza, alle nostre insegnanti!

Un ampio giardino estivo ospiterà i nostri bambini per giochi, laboratori e merende in compagnia dopo questo lungo periodo lontani dai propri amici. La mensa è naturalmente interna con menù approvato dall'Uls. Il rapporto insegnante bambino sarà 1:5.

Tutto è pronto...sanificato con le nuove regole anche per i più piccoli: a loro bastano i pittogrammi, le mascherine le lasciamo ai più grandi!

 

Non ci resta che prepararci.. al D I V E R T I M E N T O ! 

 

Vi aspettiamo! Nel modulo di iscrizione troverai tutto le informazioni..  https://forms.gle/8ihwmcEZPt36fe336

Messe a distanza sociale Covid19

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AGGIORNAMENTO DEL 21/06/2020 - per chi vuole celebrare la messa in casa

 

INDICAZIONI PER LA CELEBRAZIONE DELLE MESSE FESTIVE E FERIALI PER LA PARROCCHIA DI VIGODARZERE

Messe feriali: MARTEDÌ e GIOVEDÌ ore 18:30 in chiesa

Messa prefestiva: SABATO ore 18:30 nel parco

Messe festive: ore 8:30 in chiesa – ore 10:30 in chiesa - ore 18:30 nel parco

 

QUANTE PERSONE? La capienza massima della CHIESA è di 94 persone

La capienza massima del PARCO del CENTRO PARROCCHIALE è di 200 persone

 

L’afflusso in chiesa sarà favorito da un gruppo di volontari che saranno ben visibili e che regoleranno gli ingressi e accompagneranno ai posti che sarà possibile occupare secondo il seguente schema:

 

RESPONSABILITÀ di ciascuno per sé e per gli altri: parliamone in famiglia, soprattutto tenendo conto della fragilità degli anziani, che sono i più esposti al rischio di contagio, e dei bambini piccoli che difficilmente potrebbero vivere con gioia e far vivere alla famiglia la celebrazione dati i tanti vincoli (i posti fissati, l’impossibilità di spostarsi, il distanziamento, le precauzioni prima e dopo la celebrazione, l’impossibilità di incontrarsi dopo la celebrazione).

GRADUALITÀ: da domenica 24 maggio come comunità vivremo in un modo nuovo l’Eucaristia fino al termine dell'emergenza, e, nel cercare di adeguare le nostre celebrazioni alle norme che anche penalmente coinvolgono la Parrocchia, vorremmo verificare con il tempo se le nostre attenzioni e le precauzioni sono sufficienti, sono adeguate o richiedono un ripensamento. È questo il motivo per cui siamo tutti invitati a seguire settimanalmente le comunicazioni sul sito e sul bollettino dove saranno evidenziati il numero, gli orari e il luogo dove verranno celebrate le messe, consapevoli che di settimana in settimana saremo chiamati a cambiare con flessibilità.

 

Ci interessa coltivare il senso di comunità: la messa non è un diritto e non è nemmeno un servizio da richiedere. In questo tempo, ci siamo riappropriati della preghiera e della liturgia, abbiamo (ri)scoperto il celebrare in famiglia. La proposta dell’«angolo bello» nelle nostre case, la preghiera domenicale offerta sul bollettino, la video-riflessione dei nostri preti non sono parentesi, eccezioni di un tempo difficile, non sono alternative alla celebrazione della domenica in comunità; sono una dimensione della nostra fede che non vorremmo perdere. Non possiamo quindi “precipitarci” a celebrare la messa a qualsiasi costo, soprattutto per rispetto e amore verso le persone, per il bene di tutti e per valorizzare quanto abbiamo compreso in questo tempo. Desideriamo celebrare bene creando comunione tra chi partecipa, chi resta a casa e con chi, pur volendo esserci in chiesa, rimarrà fuori perché le norme permetteranno di accogliere solo un limitato numero di persone. Durante la quarantena abbiamo ricordato i defunti anche se la messa non c’era, abbiamo portato l’altro nella nostra preghiera: sono belle esperienze di sentirsi comunità che vogliamo mantenere anche in questa fase provvisoria e per il futuro. Le indicazioni che seguono saranno sicuramente oggetto di revisione e per questo siamo tutti invitati a informarci settimana per settimana sulle:

ATTENZIONI DA OSSERVARE IN CHIESA

● Per permettere la corretta aerazione dei locali non sarà possibile entrare in chiesa prima di 20 minuti dalla celebrazione. Si potrà entrare SOLO dalla porta centrale.

● Durante la CELEBRAZIONE: i fedeli sono tenuti a rimanere al loro posto indossando la mascherina e i guanti; nel caso in cui non si possedessero i guanti monouso, ci sarà la possibilità di disinfettare le mani all’ingresso della chiesa rivolgendosi ai volontari del servizio d’ordine.

● Sui banchi non saranno presenti fogli o sussidi per i canti.

● Non ci sarà la processione offertoriale né la raccolta della colletta (sarà all’uscita nei cesti).

● Non si farà lo scambio della pace nel modo a cui siamo abituati.

● Per la distribuzione della comunione: verranno spiegate le modalità all’inizio della messa. La comunione viene offerta solo ed esclusivamente in mano.

USCITA: le porte laterali saranno adibite solo per l’uscita (ed eventualmente l’entrata per persone in carrozzina e/o con disabilità); Anche per l’uscita dobbiamo seguire le indicazioni o date dai volontari per garantire le distanze di sicurezza. Al termine della celebrazione non sarà possibile formare assembramenti negli spazi esterni alla chiesa, dove rimarranno solo i volontari per pulire gli ambienti, i vasi sacri e gli altri oggetti.

 

ATTENZIONE Se il numero dei fedeli supererà il numero massimo di presenze consentite si potrà partecipare alla messa sul sagrato della chiesa (mantenendo sempre le distanze).

ATTENZIONI DA OSSERVARE NEL PARCO DEL CENTRO PARROCCHIALE ENTRATA: si entrerà attraverso il cancello dei garage a fianco della canonica sempre accolti e guidati dai volontari con la possibilità di detergersi le mani. CELEBRAZIONE: i fedeli sono tenuti a rimanere al loro posto indossando la mascherina. Sono valide le stesse indicazioni prescritte per la celebrazione in chiesa. USCITA: l’uscita avverrà dal cancello dietro al patronato (verso casa Tescari) e sarà regolamentato dai volontari in modo da garantire le distanze di sicurezza.

 

 

 

V Domenica di Pasqua

 
 
 L’attesa è ormai frenetica. Almeno per uno dei due. Arriverà o non arriverà? Chi? Quando?
Parliamo di un’auto. Non vi sveliamo modello e colore.
Quest’attesa è leggera e si inserisce spontaneamente dentro ai discorsi seri e alla visione di video
divertenti, mentre condividiamo un pasto.
Tra le tante regole del codice stradale, ce ne sono tre da memorizzare:
guardare lo specchietto retrovisore, dare la precedenza, e, ovviamente, guardare avanti.
Lo specchietto. È importante osservare ciò che arriva da dietro, non solo per evitare lo
scontro. Questo sguardo ci ricorda che io, tu, noi, il nostro presente, la nostra storia arriva da un
passato. Molto di questo tempo vissuto è da ‘tesorizzare’, chiede un investimento. Ma con
un’attenzione perché, ci suggerisce la Bibbia, “le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove”. La
realtà che stai guardando allo specchietto non ti deve trattenere troppo. Lo specchietto retrovisore
è sempre più piccolo rispetto al parabrezza che ti sta di fronte. Sì, più piccolo perché non può
disturbare mentre guardi la strada, perché il passato non può mangiarsi il presente.
Senza alcun dubbio ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi ha provocato una frattura. Ogni
frattura produce una piccola morte; ogni strappo nel tessuto apre un passaggio nuovo.
Come ritrovare il ‘prima’ tenendo conto della frattura avvenuta?
Forse ci è sfuggito. Dal giorno di Pasqua abbiamo aperto il libro degli ‘Atti degli apostoli”. Il racconto
di una comunità cristiana nascente, il racconto dell’impossibilità di recuperare il prima.
Si legge in questa domenica: “non è giusto che noi lasciamo da parte la Parola di Dio per servire le mense
(dei poveri)”. Apostoli inquieti vogliono recuperare le prassi di prima. Lo faranno ma non come prima.
E aggiungono: “dunque cercate tra voi sette persone, di buona reputazione, ai quali daremo questo incarico”.
Quando si diventa qualcosa di diverso, quando si ha un’idea nuova, un nuovo pensiero, un sentimento emergente…qualcosa di noi muore e qualcosa di nuovo nasce.
Scrive Rossana Virgili: «Di ogni cosa, ci accorgiamo già, non resterà la forma e le “strutture” attuali.
Il lavoro non sarà più lo stesso e anche le relazioni umane muteranno. Anche la Chiesa cambierà, certamente. Ogni “diluvio” è fonte di trasformazione. Così come di purificazione, di correzione, di rinnovamento…Non credo che sarà più possibile separare le Chiese dalle case o contrapporre il clero ai laici ma solo con–iugarli nell’opera nuova. Non credo che sarà più possibile che solo alcuni abbiano la facoltà di pensare e di decidere e a tutti gli altri spetti di eseguire».
Coniugare ha a che fare con il giogo (cum -iugo). Nella tradizione agricola, il giogo è una trave di legno sagomata, posta sul collo di uno o due buoi, per poter trainare l’aratro o un carro. Inoltre,
questo strumento costringeva gli animali a non andare fuori rotta. La vita non ci ha solo chiamati a portare lo stesso peso, a trainare fardelli ma a dirci che c’è un vincolo: ci apparteniamo e insieme dobbiamo cercare una direzione.
Vale per la sanità, per il lavoro, per la vita sociale; vale per l’ampia gamma delle relazioni; vale per le nostre parrocchie. Questo tempo ci ‘costringe’, stringe insieme, ci lega. Ci ha obbligati al riavvicinamento (anche se distanti) per trovare senso e direzione. Almeno per chi lo desidera e lo vuole.
La precedenza. Chi si mette in auto sa che la deve dare. Non è un atto gentile, un atto di bontà. Appartiene al mondo delle regole consegnateci per saper vivere civilmente. Dare precedenza
chiede di cedere il passo, far passare. Ti rende consapevole che c’è sempre un altro da rispettare, un altro a cui dare attenzione. Ci arriva un suggerimento: bisogna sapersi aspettare a vicenda.
Il motivo? Siamo stati nella stessa barca, un’epidemia ha avvolto e coinvolto tutti.
Sapersi aspettare. Ce lo insegna il vangelo. Vi ricordate dei due nel giorno di Pasqua? Pietro e l’altro discepolo, probabilmente Giovanni. Quest’ultimo, arrivato per primo al sepolcro, aspetta Pietro, il più affaticato e lento. Arrivato, entra. L’altro discepolo non solo aspetta, non solo ricompone la fraternità (erano due), ma dà la precedenza.
Una domanda da farsi: a chi, a che cosa darò precedenza? Sicuramente qualcosa sarà lasciato indietro; qualcos’altro sarà davanti al parabrezza e segnerà il passo, il ritmo, la strada.
Guardare avanti. “Guarda la strada!”; lo dice ancora papà quando, in auto, si siede a destra e coglie segni di distrazione.
Il termine che più spesso sentiamo ripetere in questi giorni è che dobbiamo “ripartire”. Certamente, ma per andare dove? Tornare dove eravamo è impossibile e quindi: quale strada?
Pare di sentire Tommaso, nel vangelo di oggi, abituato ad andare fino in fondo nelle questioni importanti. Lui e i suoi amici sono scioccati dopo aver assistito alla scena di un tradimento mentre cenavano; confusi anche da quel “ancora un poco sono con voi ma non mi potete seguire”. Gesù se ne
accorge: “non sia turbato il vostro cuore”. E poi aggiunge: “io sono la strada”, dopo aver detto, la scorsa domenica, “io sono la porta”. “E se quindi deve essere strada ci deve stare chi ci cammina”, canta Francesco De Gregori. Agli inizi i cristiani venivano chiamati “quelli della strada”. Il film sulla vita di Gesù, avrebbe potuto intitolarsi La strada. Per questa sua passione egli può diventare la nostra passione, la via su cui camminare. Siamo vivi se siamo in cammino. E il viaggio più bello, l’avventura più esaltante è sempre più in là, sempre più avanti!
Guardare avanti significa, soprattutto oggi, andare in profondità. Prima di ripartire occorre che ci chiediamo che cosa abbiamo imparato. Facciamolo subito in famiglia o con una persona amica.
Prima di uscire definitivamente.

Buona domenica!

don Giovanni e don Pierclaudio

IV Domenica di Pasqua

 
Un caro saluto a te, in un giorno speciale che si apre alla gratitudine!
“Com’è andata in questi due ultimi mesi?”. Inizia con una domanda il dialogo, in una serie tv su Netflix, tra uno psicoterapeuta e il giovane Jonas, segnato da un trauma doloroso, mentre stanno camminando in un bosco.
Due mesi, più o meno, è il tempo in cui tutti, veramente tutti, ci troviamo coinvolti nello stesso evento, con variabili personali e familiari. Come l’abbiamo vissuto?
Il monte ha almeno due versanti, il fiume due rive, la moneta ha due facce.
C’è IL punto di vista e poi ce n’è UN altro.
IL è spesso monotematico, categorico, a volte comprensibilmente provato e addolorato.
UN invece è…cospiratore. Cospirazione, una bella parola dalle origini dimenticate. Cospirare,ovvero co-inspirare, respirare con qualcuno, insieme. Cospiratori sono gli studenti e il prof, protagonisti del film “l’attimo fuggente”. Cospiratori siamo noi perché abbiamo imparato a respirare insieme proprio quando, per molta gente, il respiro è venuto meno.
IL dice: “non ci voleva il virus”. Conosciamo bene la sua lista nera che viene spesso aggiornata.
UN è più silenzioso e lascia che siano due donne a parlare; appaiono come i due angeli all’imbocco del sepolcro nel mattino di Pasqua: “Ci dovevamo fermare” e sono le parole di Mariangela Gualtieri.
“Perle sulla punta degli spini, perle sulla punta degli spini” e appartengono ad Adriana Zarri. Quando le pronuncia al termine di un lungo monologo, Lella Costa, bravissima attrice di teatro, ha lavoce che rallenta e si incrina, commuovendosi.
Spini e perle. “Stare sulle spine” è la postura acquisita da moltissime persone.
Ma possiamo mettere perle sulla punta degli spini? Lo possiamo perché abbiamo acconsentito.
Acconsentire è un altro bellissimo verbo: significa sentire insieme la realtà, concedere l’ingresso di qualcosa o di qualcuno perché diventerà parte della nostra vita.
Abbiamo acconsentito alla permanenza del virus, non senza paura e disorientamento.
E, inconsapevolmente, si è portato dietro una serie di piccole e grandi novità, una lunga fila.
Proviamo a ripercorrerla. Insieme.
Ci volevano questi due mesi per assaporare la mancanza. Mancarsi è già un appartenersi.
Ci volevano per farci accorgere del sorriso dentro le case e dietro le mascherine.
Ci volevano per scoprire che essenziale non fa a pugni con infelice, piuttosto con capriccioso.
Ci volevano per toccare con mano una forza interiore che ha retto questo peso.
Ci volevano per farci aprire gli occhi su certi legami: rivalutare persone che non avremmo mai pensato di sentire e capire chi ha il telefono guasto che può solo ricevere.
Ci volevano per farci capire l’importanza di un bacio, di un abbraccio, di una stretta di mano, di un caffè.
Ci volevano per farci accorgere come siamo asfissianti con le nostre pretese e le nostre lamentele, mentre anche solo un metro di distanza svela la preziosità di chi ti è “accanto”.
Ci volevano per farci vedere lo sgretolamento di tante cose che eravamo convinti essere indispensabili e invece siamo riusciti a farne a meno.
Ci volevano per farci capire il dono della solidarietà quotidiana a misura di un pianerottolo, della porta accanto, della telefonata.
Ci volevano per saper interpretare i segnali della paura e imparare a diventare liberi.
Ci volevano per farci risentire la sensibilità al dolore ma a quello degli altri.
Ci volevano per farci capire che è bello stare in tuta, che si lavora per vivere e non si vive per lavorare.
Ci volevano per sentirci dire da papa Francesco: ”siamo tutti sulla stessa barca”; una barca fragile e instabile ma che ci fa restare umani.
Ci volevano per permettere alla natura di riprendersi il suo sorriso: le acque e il cielo sono ritornati più limpidi, il canto degli uccelli meno pauroso, i fili d’erba e i fiori hanno vinto l’asfalto.
Ci volevano per riprendere in mano un libro, uno strumento musicale, una piccola passione piuttosto che andare al centro commerciale.
Ci volevano per conoscere che ci sono i morti che qualcuno piange e quelli che nessuno piange.
Ci volevano per riascoltare “sogna, ragazzo sogna” di Vecchioni e “credere che la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere”.
Ci volevano per buttar fuori un ‘grazie’ così difficile da pronunciare.
Ci volevano per capire che è bene lavarsi spesso le mani ma anche informarsi senza esagerare.
Ci volevano per restare seduti attorno ad una tavola e condividere parole mai pronunciate prima.
Ci volevano per vivere nelle nostre case quello che di solito si fa in chiesa e costruire angoli belli.
Ci volevano per riconoscere Gesù di Nazaret, il sogno più grande di Dio trasformato in un corpo. Egli fa parlare il punto di vista del Padre con un altro punto di vista: il nostro.
Nel vangelo odierno afferma di essere una porta: porta aperta all’incontro, collegamento tra il fuori e il dentro di questi giorni; breccia nei muri, accesso alla parte più intima di noi.
È anche un pastore. Lo abbiamo sempre definito ‘buono’, buon pastore. Ma è soprattutto bello.
Bello perché amico e sorridente.
È bello da vedere, bello da incontrare, bello da avvicinare, bello da seguire…bello da morire!

Buona domenica.
 
Don Giovanni e don Pierclaudio

la carità non avrà mai fine

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Nemmeno il COVID 19 ha fermato la carità o per meglio dire la Caritas. In questo periodo di quarantena forzata, per tutti difficile e complesso, la solitudine e la malinconia travolgono la nostra vita. Noi volontari ci sentiamo ancora più coinvolti e sentiamo la responsabilità delle persone e delle famiglie che si sono affidate per un conforto e per un sostegno. Camminiamo insieme all’intera comunità nel territorio, sollecitati a trovare soluzioni possibili per raggiungere tutti, per farci prossimo e per ascoltare anche se a distanza il “respiro” di ciascuno, perché ognuno possa ritrovare la serenità nella vita. All’inizio di questa emergenza siamo riusciti a preparare la borsa spesa con la consueta programmazione e consegnarla, cercando di mantenere i contatti per ascoltare le necessità e per far sentire la nostra vicinanza.

In seguito all’aggravarsi della situazione, all’indomani dei provvedimenti del governo si è convenuto di attivare ulteriori iniziative di solidarietà alimentare, grazie alla disponibilità economica del Comune di Vigodarzere, attraverso la collaborazione fra la nostra parrocchia S.Martino, in comunione con le altre del territorio comunale, e la rete del Volontariato a cui fanno capo la Protezione Civile e la Croce Rossa.

Grazie a questo e alla disponibilità di molti sono state preparate altre numerose borse (mettendo anche i generi alimentari raccolti durante l’Avvento). Assieme all’Assistente Sociale è stato messo a punto un elenco di persone svantaggiate bisognose di sostegno già conosciute e altre nuove che in questo tempo di crisi sanitaria ed economica sono precipitate nel bisogno. 

Nelle prossime settimane auspichiamo che continuino le iniziative grazie alla generosa disponibilità di molti e ai singoli cittadini che già dall’inizio si sono resi prossimo per donare aiuti sia economici che materiali.

Maristella Fante, Centro di Ascolto Caritas

 

… il sottotitolo ideale di questa diversa impostazione del Bollettino Parrocchiale di Pasqua potrebbe proprio essere il versetto della lettera di Paolo ai Corinzi «la carità non avrà mai fine» e, non a caso abbiamo scelto una frase attribuita a san Giuseppe Moscati, medico napoletano canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987 e da tutti riconosciuto come “medico dei poveri”: medici e i poveri stanno caratterizzando questo tempo di pandemia.

Il protocollo di intesa siglato ha permesso e permetterà anche nei prossimi giorni di segnalare al Comune le persone che sono nella necessità e nel diritto ad ottenere i buoni

spesa; Presso alcune attività commerciali del territorio ci sarà un “carrello solidale”  che alimenterà un deposito di beni di prima necessità. Alcuni volontari prepareranno in sicurezza quanto servirà alle famiglie del nostro territorio. 

È un tempo difficile. Il numero delle famiglie che ha usufruito di un aiuto è triplicato in brevissimo tempo; la Parrocchia interviene come può e dove può; la retta mensile alle famiglie che hanno i figli che frequentano la scuola dell’infanzia è stata ridotta dell’80% per i mesi di marzo e aprile; ai lavoratori della scuola è stata anticipata e integrata la cassa integrazione in modo che non subiscano né ritardi né riduzione dello stipendio.

È questa la priorità della nostra comunità: far correre la solidarietà più velocemente (o almeno allo stesso passo) del “virus”. Per farlo sono state messe in secondo piano tutte le spese che comunque continuano ad esserci: il riscaldamento e i servizi della canonica, l’elettricità che alimenta le strutture del centro parrocchiale (si pensi solo ai frigoriferi), le scadenze fiscali e dei servizi che pur se posticipate, devono e dovranno essere saldate.

La Parrocchia vive delle offerte della propria comunità, di chi si sente parte di questa famiglia. Grazie quindi a chi vorrà contribuire, anche con poco, a farci sentire vicini e uniti.

 

IBAN IT 94 E 03069 63099 100000 001099 intestato a PARROCCHIA S. MARTINO

Vi raccomandiamo di indicare la causale del contributo: 

- sostegno solidale;

- sostegno Parrocchia.

 

 

SENTINELLA, QUANTO MANCA AL GIORNO?

Due immagini. La prima. “Quanto manca ancora?”. La piccina è davanti alla tv mentre guarda un cartoon, non annoiata ma è pensierosa. La mamma: “quanto manca…che cosa?”. “Non capisci?” reagisce la bimba. Silenzio. E la mamma capisce, ma non ha una risposta. La seconda: «Sentinella, quanto resta della notte?» (Is 21,11). In una notte silenziosa, il profeta Isaia coglie questa voce, rabbiosa o animata dalla fede, rivolta ad una vedetta. La voce della sentinella quasi fosse la voce stessa di Dio risponde: “alla notte segue sempre il mattino, ma io veglio sempre, perciò insistete, ridomandate, tornate ancora, ogni volta che lo vorrete, non vi stancate…”. Isaia fa capire che la risposta sta proprio nel continuare a sentire quella voce, fino a quando domanda e risposta divengono tutt’uno. Quanto ancora? Per quanto tempo resteremo chiusi dentro l’emergenza, quanto tempo ci vorrà per uscirne? “Uffa! Non ce la faccio più. Non è giusto!”. Diamo i primi segni di cedimento. Come uscirne? Simone Cristicchi interpella la natura e canta: Lo chiederemo agli alberi/Come restare immobili/ Fra temporali e fulmini/Invincibili Risponderanno gli alberi/Che le radici sono qui/E i loro rami danzano/All'unisono verso un cielo blu Se d'autunno le foglie cadono/E d'inverno i germogli gelano/Come sempre, la primavera arriverà Se un dolore ti sembra inutile/E non riesci a fermar le lacrime/ Già domani un bacio di sole le asciugherà. La natura, bistrattata, è esperta del ricominciare. “Quanto ancora?” Ancora. Un avverbio di tempo che ci dice la fatica di stare dentro una situazione duratura, che non ti dà un termine, che ti fa stare sospeso/a. Quanto ancora? E non c’è termine, non si atterra più sulla pista di un prima (normale?). Non c’è orizzonte sicuro su cui attraccare lo sguardo e poi il corpo. Ma c’è anche il rovescio. “Ancora, ancora”. Sono i bimbi i quali, seppur chiusi in casa, ti chiedono di giocare fino allo sfinimento. ‘Ancora’ (con l’accento sulla “o”) è soprattutto un incoraggiamento a non desistere, a non subire il rischio di mollare, a non girare lo sguardo da un’altra parte. ‘Ancora’ è un moto interiore, è la gioia di godere di tutto ciò che ti sta nutrendo in questi giorni. Ancora: questo silenzio abitato e non solo rumoroso; la ricerca di una parola pensata e poi offerta all’altro; la parola di Dio, e ne basta poca, che ti nutre; una vicinanza sincera anche se a distanza; la possibilità di ascoltare e accompagnare la solitudine di qualcuno; la risata mentre sei dall’altra parte del telefono; la pasta fatta in casa; la lettura di un libro dimenticato. Ancora: per non abituarci al metro di distanza, all’astensione dagli abbracci. Un abbraccio lo mandiamo a don Antonio Bortoli. Due notti fa ha lasciato questa terra, a 89 anni. E’ il parroco di uno di noi due (don Giovanni). Nel 1979, guarda negli occhi il ragazzino e vede qualcosa e lo invita ad entrate in seminario. Lo spinge a seguire questo Dio perché lo conosceva: «A questo Dio noi non temiamo di chiedere aiuto nelle tristezze della nostra vita: a questo Dio che vive dentro la nostra esperienza non esitiamo di confessare la nostra fragilità e di confidare i nostri problemi. A questo Dio della speranza, della gioia, dell’accoglienza e dell’amicizia si apre la nostra fede... È il Dio che non si infastidisce se per anni gli passi accanto senza badare alla sua presenza. Egli sa attendere il tuo interesse per lui, la tua curiosità, la tua fame di verità e di giustizia, il tuo bisogno di amicizia e di amore». E’ il tempo della porta stretta, della strettoia. Cosa ti rimarrà in mano dopo averla attraversata? Quello che troverai saranno le uniche cose che contano per vivere! Un saluto caro e buona domenica! Don Giovanni e don Pierclaudio

 

Rassegna stampa DIOCESI DI PADOVA giovedì 5 Marzo 2020

La Diocesi di Padova precisa che alla luce del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, fatte salve le sospensioni delle attività scolastiche e formative fino al 15 marzo, 

rimangono invariate fino all’8 marzo le disposizioni e le limitazioni precedentemente date alle parrocchie e alle realtà diocesane 

in data 2 marzo 2020, così come previsto dallo stesso decreto.

Ulteriori aggiornamenti verranno forniti entro domenica 8 marzo 2020.

Un video per vivere meglio la quaresima 2020

 

Buongiorno a tutte e tutti voi!

Padre Ermes Ronchi doveva essere presente domani nel nostro vicariato con una serata di sosta sulla figura di Zaccheo

...si fa presente in questo modo...

 

 

 

PER NATALE REGALA UN LIBRO

 

Venerdì ​13 dicembre ore 21:00​,

presso la sala superiore del Centro Parrocchiale

serata-evento in cui verranno presentati i libri scritti da autori di Vigodarzere

 

un messaggio per questa Quaresima 2020

Cara comunità...

Anche se viviamo giorni che ci costringono all'assenza di gesti e riti consueti, possiamo dare più spazio alla nostra vita interiore, al silenzio, alle comunicazioni semplici, alla natura, alle cose belle.

Ognuno valuti l'utilità di riprendere in mano ciò che ha tralasciato per troppa fretta e per i troppi impegni.

Questi giorni strani ci allenino alla gratitudine, ci donino la capacità di ringraziare per tutto ciò che c'è e che siamo.

 

I vostri preti, don Giovanni e don Pierclaudio

 

Un appuntamento per tutta la comunità

Per aiutarci a riflettere sul significato e ​l’importanza della Comunità parrocchiale, dei suoi luoghi, del territorio in cui essa è inserita

in particolare ​del Centro parrocchiale come luogo di incontro, di amicizia, di formazione, di rete educativa

Martedì 22 Ottobre alle ore 20:45

una serata di condivisione di pensieri e progetti: RICONCILIARE I LUOGHI È FARE COMUNITÀ - Una serata per cambiare punto di vista sulle relazioni di cui siamo fatti​.

Interverrà ​Federica Bruni ​- assistente sociale di comunità.

È ​aperta a tutti e, in particolare, a chi svolge un servizio in parrocchia: consiglio pastorale, consiglio per la gestione economica, educatori e catechisti, direttivo NOI e volontari del bar, gruppi caritas, scuola dell’infanzia, comitato sagra...

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