Io vi darò ristoro - una rubrica per coltivare la speranza in questo tempo difficile

Domenica delle Palme 2020

 
Un caro saluto a te.
È diventato un volto familiare in tutto questo periodo di emergenza. Alle 18.00, orario del consueto bollettino, compare in tv a fianco del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Si chiama Susanna Di Pietra, 33 anni, romana; ha i capelli ricci e scuri. È interprete del linguaggio dei segni (LIS). Tocca a lei comunicare con i sordomuti i dati della giornata: contagiati, guariti e deceduti. In un’intervista dice: “sento il peso dell’informazione che sono chiamata ad illustrare attraverso non solo l’alfabeto dei gesti ma anche il linguaggio del corpo”.
C’è un luogo, su tutti, in cui possiamo imparare a ‘utilizzare’ l’alfabeto dei gesti, il linguaggio del corpo e dei segni: è la nostra casa. In questo periodo siamo tornati a ri-abitarla con più consapevolezza, a riscoprirla con lei quelli che la abitano.
Abbiamo lavato i vetri, tolto la polvere sedimentata, risistemato angoli poco frequentati; ci siamo sbarazzati delle cose ingombranti e inutili, abbiamo aperto cassetti e ritrovato oggetti dimenticati, libri non letti e album di famiglia che ci fanno sorridere. Non sarà la casa ideale ma essa contiene persone legate a noi; le ritrovi con tempi più distesi.
È anche vero che la casa può trasformarsi in un inferno: le parole feriscono e diventano crepe; le parole non dette e quelle sbagliate rischiano di ammucchiarsi come immondizia, lasciando una scia maleodorante.
Ecco alcune domande: che cosa posso fare per allentare la tensione, per distendere il clima, per non contagiare con il mio risentimento o con i silenzi imbarazzanti le persone che vivono con me?
Cosa posso fare oggi per aiutare la mia casa a ritrovare un’anima?
C’è un romanzo, veloce da leggere, scritto tra il1790 e 1794, che s’intitola: viaggio intorno alla mia camera. L’autore descrive in 42 capitoli i suoi altrettanti giorni di isolamento a cui fu condannato dopo un duello. Muovendosi nella stanza, non alzandosi mai dalla sua sedia, riscopre e descrive minuziosamente gli oggetti che vede, i quadri appesi al muro e i ricordi ad essi legati. Tutto ha iniziato a parlare. Non immaginava di viaggiare così tanto in poco spazio.
C’è un’altra domanda, quella che solitamente non poniamo a noi stessi: come posso fare per ascoltare la voce di Dio?
Abbiamo una settimana davanti a noi per ascoltarla. Questa settimana che chiamiamo ‘santa’, i milanesi la chiamano ‘autentica’; quasi a voler dire che è la più vera di tutte le settimane. È la più importante perché ritroviamo il linguaggio dei segni e dei gesti di Dio rivolti a noi, per noi. Guardateli e riguardateli con calma, al rallentatore, senza fretta perché tutto sarà vissuto in casa.
Nei giorni scorsi ad Angelo Borelli, commissario del Protezione civile, chiedono: “Quando sarà finita, come cambierà la nostra vita?” Risponde: “temo che ripercorrere quel metro che oggi ci separa sarà molto difficile, abbiamo interiorizzato paure ed ansie; dovremmo essere abili a riavvicinarci all’altro gradualmente, senza perderne la fiducia, coltivando la tenerezza”. Parole sorprendenti dette da un uomo a cui è stato chiesto di consegnare numeri al popolo italiano e di aggiornarli quotidianamente.
Quando sarà finita, questa settimana ‘autentica’, come cambierà la nostra vita?
Potrebbe essere una buona idea potercelo raccontare, una volta usciti definitivamente dalle nostre case. Iniziando già ora questo racconto, in casa nostra o con chi è dall’altra parte del telefono.
“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. È con le parole del salmo 90 che termina l’agile romanzo, Nel contagio, di Paolo Giordano; pubblicato agli inizi della nostra ‘prigionia’. E aggiunge: “nell’epidemia non facciamo altro che contare…ho l’impressione che il salmo voglia suggerirci un computo diverso: insegnaci a contare i nostri giorni per dare un valore ai nostri giorni “.
Con affetto
don Giovanni e don Pierclaudio

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