Io vi darò ristoro - una rubrica per coltivare la speranza in questo tempo difficile

SU, VENITE E DISCUTIAMO

Un saluto caro a ciascuno di voi. A te bimbo, a te ragazzo, a te giovane, a te adulto, a te anziano.

Un saluto a chi sta bene e a chi è malato; a chi è capace ancora di un sorriso e a chi ha tracce di malessere dentro di sé.

In questi giorni ci sono arrivati alcuni messaggi: “voi due, come state? Come va lì in canonica?”.

Ci sentiamo un po’ ‘orfani’ e un po’ ‘clandestini’.

Orfani perché ci mancano le relazioni, le piccole e grandi occasioni per un incontro. La parola ‘mancanza’ va letta sempre a rovescio: “desiderio”. E’ questo rovescio che dovremmo imparare ad esprimere. Dire: “mi manchi” significa “desidero incontrarti, stare con te, fermarmi accanto a te”.

Clandestini perché ‘stranieri’ nella nostra stessa casa, nel nostro paese; ci infiliamo in orari insoliti per prendere il giornale o una boccata d’aria; anche il saluto è sfuggevole, trattenuto.

Il rischio di trattenerci è molto alto. E il pensiero non va ai provvedimenti, necessari e da rispettare: “state ad un metro di distanza, non stringete mani, non abbracciatevi!”.

Trattenere stati d’animo, farli macerare dentro, contenere emozioni forti e contrastanti. 

Questo può togliere la salute. Come dice Mariangela Gualtieri: “in ognuno c’è una frenata che ci porta indietro”.

Martedì scorso, nella prima lettura della messa (quanto ci manca questo appuntamento!?) il profeta Isaia invita Dio a parlare e Lui non si tira indietro, invita il popolo ad un cambiamento e poi ecco l’intuizione: “Su, venite e discutiamo”. E’ come se ci lanciasse una sfida. Un invito a buttar fuori e a riprendere insieme a Lui tutto ciò che ci abita dentro: pensieri strani e confusi, parole forti e sospese; risate trattenute e pianti silenziosi.

Forse non è mai successo di comprendere pienamente, come in questo periodo, che la preghiera è anche discutere con Dio, potergli dire tutto, portare a lui il carico, osare. E poterlo fare anche a muso duro. Potrebbe essere un passo ulteriore per ‘assaporare’ la nostra umanità a contatto con Lui.  Se vi piace, pregate in questo modo oppure aprite la pagina di un quaderno qualsiasi e incominciate a scrivere di getto. Guidati anche da due domande: cosa mi sta aiutando di più? Cosa è capace di togliermi la pace?.

Sempre Mariangela Gualtieri: “c’è dell’oro in questi giorni…guardare di più il cielo, tingere d’ocra un morto, fare per la prima volta il pane, guardare bene una faccia, cantare piano piano perché un bambino dorma…sentire forte l’intesa: siamo un organismo solo”.

“Vi sentite soli, don?”. La nostra non è una risposta ma una consapevolezza che cresce man mano: se c’è una solitudine essa è una solitudine abitata; abitata da domande nuove, da appelli su whatsapp, da carezze regalate a distanza, da risa e pianti delle persone appartenenti o meno alla nostra comunità; una solitudine con volti da offrire al Signore ogni giorno.

“Andrà tutto bene”. Uno degli slogan che fanno il giro del mondo. Parole da sempre contenute nella Scrittura e nella vita degli uomini. “Andrà bene” è Parola di Dio: un verbo al futuro ma che agisce subito.

Se ci permettete questa confidenza…vi abbracciamo.

Buona domenica e buona settimana.

 

Don Giovanni e don Pierclaudio

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