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C’È ARIA DI CAMBIAMENTO

Cara Comunità, desidero condividere una notizia che riguarda tutti noi e, in particolare, don Elia. Il vescovo Claudio gli ha chiesto la disponibilità, dopo cinque anni, di cambiare parrocchia. Nella nostra diocesi è una prassi normale, anche per i tempi di permanenza. Si ritiene importante che un vicario parrocchiale (cappellano), prima di diventare parroco, faccia una seconda esperienza prima di assumere maggiori responsabilità.

Gli è stato chiesto di inserirsi nell’Unità Pastorale di Candiana. Essa comprende più parrocchie: Arre, Arzercavalli, Fossaragna e Pontecasale. Lì troverà don Leopoldo Zanon, il parroco moderatore di queste cinque parrocchie. Con lui vivrà in fraternità e in collaborazione, camminando insieme alle tante persone che si riconoscono parte di quella realtà ecclesiale.

 Questo annuncio non è solo un fatto di cronaca. È occasione per una breve riflessione.

 Un prete oggi vive più volte l’esperienza del passaggio da una parrocchia all’altra. Sono diversi gli attori che  concorrono a rendere complesso questo snodo esistenziale. C’è il vescovo, che con i suoi collaboratori più stretti deve tenere presente il bene complessivo e gli equilibri complicati di tutta una diocesi. C’è il prete in questione, al quale la proposta del cambiamento viene fatta mentre è pienamente coinvolto nelle attività pastorali. C’è tutta una rete di collaborazioni e di relazioni, che si sono intrecciate nella comunità cristiana, che vengono rimesse in questione e subiscono mutamenti. In ogni caso, il cambio di destinazione è un passaggio delicato. Penso a don Elia. Molti equilibri raggiunti si perdono, altri vanno ricostruiti: nuovi ritmi di vita, nuove relazioni, situazioni inedite da affrontare, tradizioni da comprendere e assumere… Tutto questo comporta una fatica e un grande lavoro sia a livello psicologico che spirituale. Nei passaggi della vita di un prete possono riaffacciarsi domande, paure, desideri, intuizioni e bisogni che prima non erano stati messi a fuoco. È un’opportunità, ma anche un rischio. Che cosa può riscoprire di sé e della sua vocazione un prete che vive un momento di passaggio? La cosa più evidente che può percepire è lo spessore delle relazioni che sono nate e cresciute nella parrocchia che sta per lasciare e che sono divenute parte consistente della sua vita. Nel momento in cui queste relazioni vanno in qualche misura lasciate, se ne scopre tutta la densità e la bellezza. Questo è il momento in cui un prete deve chiedere umilmente il dono di uno spirito libero: libero di lasciarsi amare e libero di andarsene altrove. Libero anche nel compiere i suoi primi passi dentro nuove relazioni. Un prete che lascia è anche un prete che ricomincia e che impara ad entrare con delicatezza in rapporti nuovi nella vita di una comunità che ha già una sua storia e una sua forma. Ogni cambio di destinazione permette di riscoprire e rivivere il clima delle origini: decidi di nuovo di seguire il Signore senza sapere dove ti porterà. Scegli di amare la Chiesa intera servendo le sue realtà locali come un bene di cui non sei padrone. Ritrovi la bellezza di annunciare il vangelo a tutti e di servire l’umanità di questo tempo. C’è una freschezza del ministero che a volte viene resa opaca da abitudini e cliché che solo i cambiamenti sono in grado di scalzare. Anche in questo modo il Signore rimette noi preti e le comunità in cammino e torna a chiamarci a seguirlo. Don Elia starà con noi durante l’estate, vivendo anche le esperienze dei campiscuola. 

Darà il suo saluto domenica 8 settembre, nel clima festoso della sagra.

Chiudo prevenendo una possibile domanda: «Arriverà qualcun altro?». Il vescovo Claudio mi ha assicurato la presenza di un altro prete. Lo attendiamo, ma nel frattempo ringraziamo il Signore per questo tratto di strada condiviso assieme a don Elia.

don Giovanni

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